Vale la pena ricordare Miriam Makeba, grande jazzista sudafricana, spentasi ieri alla fine del concerto di solidarietà per Saviano, tenutosi a Castel Volturno. Non solo perché era una grande artista (chi non conosce il suo Pata Pata?), ma soprattutto per l’impegno civile che ha caratterizzato tutta la sua vita. Costretta all’esilio nel 1963 dal governo sudafricano a causa della sua lotta all’apharteid, soltanto trent’anni dopo potè far ritorno nel suo paese, convinta da Nelson Mandela.
Ritiratasi dalle scene nel 2005, stanca e malata, ha voluto ugualmente essere presente in una serata organizzata contro l’oppressione camorristica, in una terra dove, meno di due mesi fa, sono stati trucidati sei ghanesi innocenti. Pochi erano i presenti al concerto, per lo più africani, ma Mama Africa ha cantato ugualmente per loro.
Una voce forte contro il razzismo, quella di Miriam Makeba. Servirebbe ancora oggi in un’Italia imbarbarita da politici senza memoria e fascistucoli da quattro soldi.
Grazie Miriam.
Lapilli nr.29 - Dicembre 2011
lunedì 10 novembre 2008
OMAGGIO A MAMA AFRICA
Pubblicato da
El Barto
alle
22:00
Etichette: camorra, impegno civile, musica, razzismo
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
3 commenti:
il mondo nero e non solo effettivamente è in lutto. Pata Pata è uno dei brani più famosi ma non è da sottovalutare la sua discografia che fa onore al genere sangoma. "Click song", se non ricordo male è uno dei brani. o se volessimo sentire qualcos'altro ci sono gli album con Harry Belafonte o meglio ancora, Graceland di Paul Simon, uno degli album più belli del cantautore.
Credo che abbia collaborato anche con jazzisti di fama mondiale, com'è naturale che sia.
Ha vinto anche il nobel per la pace o ricordo male?
Credo non il nobel, ma di sicuro tanti premi per la sua attività anti-apartheid come ambasciatrice delle Nazioni Unite.
Ma sai cos'ha mi ha più colpito? che sia morta a 76 anni non nel suo paese, dove avrebbe potuto vivere finalmente con serenità dopo il ritiro dalle scene e una vita di lotte, ma in Italia, in uno sperduto paese campano, in trincea fino alla fine. Un esempio di coerenza e di coraggio che, di questi tempi (e in questo paese!), vale tanto.
a questo punto mi sento in dovere di dire che in questi giorni è morto anche il celebre batterista di Jimi Hendrix, Mitch Mitchell.
Aveva 62 anni e anche lui è morto in una stanza d'albergo, fuori da casa sua.
Posta un commento